FATHER MURPHY(psychedelic/doom)
http://fathermurphy.bandcamp.com/

ORFANADO(psychedelic/folk)
http://orfanado.bandcamp.com/

JURI LENARD(folk)
http://jurilenard.bandcamp.com/



FATHER MURPHY:
Il reverendo Murphy nacque a Brooklyn, New York, centinaia d’anni orsono, durante una calda calda estate. Ebbe un figlio e una figlia: Freddie Murphy e Chiara Lee. Loro scelsero strade differenti: la piccola Lee andò in Cina, mentre Freddie si fermò Brooklyn. Mantennero i contatti per qualche tempo, poi entrambi caddero addormentati per moltissimi anni. 3anni fa si rincontrarono quindi a Venezia, dove furono battezzati dall’eroe biblico GVitron. In quel momento nacque Father Murphy.

Ondarock descrive così il loro nuovissimo disco:

La dimensione internazionale e di culto che i Father Murphy si stanno conquistando a suon di concerti e recensioni positive viene suggellata da questo “Anyway Your Children Will Deny It”, per inciso un disco di un’intensità fuori dal normale, in ciò addirittura superiore al già scorticante e allucinato “And He Told Us To Turn To The Sun”. Senza mezzi termini, ascoltarlo è un’esperienza spaventosa, come stare distesi in una fossa, legati, e vedere un becchino ghignante buttarti addosso, lentamente, palate e palate di terra e pece. Non puoi fare niente, solo dimenarti e gridare, poi cedere alla rassegnazione e sperare che il supplizio termini al più presto possibile.
Ogni minimo particolare del suono è calibrato con una perizia ambulatoriale: le percussioni non sono percussioni, piuttosto colpi sordi e metallici sferrati con l’ignoranza e la foga di chi vuole ammazzare. Il canto è un lamento gravido di umori malsani, le atmosfere sono da autentica tregenda e, se tutto ciò non bastasse a far tremare le gambe, la produzione è talmente nitida che i suoni ti rimbalzano direttamente nello stomaco.
Rispetto alle uscite precedenti, qui i fantasmi avant-blues si presentano in una forma ancor più pallida, mentre va prendendo corpo una sorta di musica da processione funerea, instabile e marcia, un po’ come se i Black Heart Procession giocassero a fare gli Swans: ne sono un esempio le splendide “Their Consciousness” e “In The Flood With The Flood”, dove si ha davvero l’impressione di seguire una carovana di bare trascinate da ronzini malaticci in un deserto post-apocalittico. Una visione dell’apocalisse che pur nel suo nichilismo post-moderno non nega un senso di tragicità classica, come nell’ancora sorprendente “In Praise Of Our Doubts”, mentre “It Is Funny, It Is Restful Both Came Quickly” sono i This Heat tinti di atmosfere weird-black-metal.
Chiude a colpi di pala e piccone sul cranio “Don’t Let Yourself Be Hurt This Time”. E se da un lato vorresti che questa musica non smettesse mai tant’è paradisiaca nella sua avvolgente morbosità, una volta entrati dentro il malessere che sa evocare è così forte e così sconvolgente che non vedi l’ora finisca. I Father Murphy sono giunti alle porte della grandezza. 

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ORFANADO:
I 2 provengono da band interessanti come In Zaire, G.I.Joe, A Flower Kollapsed, Lago Morto, Lettera 22.
Il sound degli ORFANADO è un incredibile mix di psichedelia, folk e prog suonato con chitarre acustiche, sitar, strumenti a fiato, voci e percussioni, un viaggio attraverso i profumi del mondo.

Vice magazine descrive così il loro ultimo disco:

Cosa succede quando due amici musicisti, ognuno impegnato in progetti validissimi, decidono di unire le forze e produrre qualcosa che non c’entra niente con quanto realizzato separatamente? Beh, salvo disastrosi imprevisti, c’è il rischio che ne esca fuori qualcosa di assolutamente geniale ed eccitante, come nel caso degliOrfanado.
Le credenziali, del resto, sono più che ottime: Ale De Zan, maneggiatore di percussioni, chitarra e fiati, ha suonato per anni nei GI Joe ed è anche parte di quel carrarmato psichedelico che sono gli In Zaire, mentre l’altra chitarra sta tra le mani di Riccardo Mazza, che viene dall’hardcore contorto degli A Flower Kollapsed e dal macello totale di Lettera 22. Sarà che ho qualche grosso problema con l’esistenza, ma dei loro precedenti concerti ho solo memorie legate a qualche tipo di droga.
L’unica volta che mi è capitato di vederli suonare come Orfanado, ad esempio, me la ricordo come un insieme di bellissime vibrazioni fricchettone, pace, amore e cognizione estesa dell’universo.Mettendo da parte i miei trip, avrete capito che suonano qualcosa di molto psichedelico e molto acustico. Un folk libero e giocoso con qualche inserto elettronico, come John Fahey finalmente preso bene, o i Sun City Girls che non hanno voglia di complicarsi troppo la vita. Il loro nuovo album si intitola Iter, viaggio, e non c’era titolo migliore che potessero scegliere per questa passeggiata interiore nella musica. Esce in questi giorni in formato CD per i tipi di Sound Of Cobra e a fine mese in lucido vinile targato Holidays Records. Chiaramente siete obbligati ad accattarvene una copia.

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JURI LENARD(folk):
Juri Lenard è un giovane autore friulano che plasma la sua visione folk con un suono naturale ed essenziale. Juri ha vissuto posti lontani del pianeta, ora cerca di fare ordine nella sua agenda di viaggio e dentro di se. Nel 2010 ha pubblicato assieme ad altri musicisti l’album “naked seashore”, mentre la scelta di sola chitarra e voce lo porta ora a presentare il suo ultimo album “Juri Lenard EP”.

Eye on descrive così il suo ultimo disco:

Juri Lenard è un giovane cantautore friulano che ha già viaggiato parecchio, nonostante i suoi 24 anni: da Udine alla Baviera e poi di nuovo a Udine, dove quest’anno è uscito con il primo EP solista, autoprodotto e semplicemente chiamato Juri Lenard EP, che giunge dopo il precedente Naked Seashore, realizzato nel 2010 con alcuni amici musicisti.
Juri Lenard EP è un lavoro di cinque tracce che colpiscono subito per delicatezza e naturalezza: il genere è infatti quello di un country-folk fatto di sola voce e chitarra molto intimo e spontaneo. Più che parlare dei brani presi singolarmente, pare opportuno riferirsi all’EP preso nella sua interezza, dato che il lavoro appare quanto mai compatto ed uniforme, presentandosi come un tentativo di “fare ordine nell’agenda di viaggio e dentro di sè”.
Lo spazio dell’extended playingappare congeniale per un esordio che sicuramente fa ben presagire, da parte di un artista già sulla buona strada per quanto riguarda la definizione della propria personalità. I brani, cantati in lingua inglese e dal sound certo “americaneggiante”, nonostante la provenienza e le esperienze estere del loro autore, sono tutti ugualmente piacevoli e di buon livello.
Chitarra a voce danno luogo ad atmosfere a metà tra la concretezza del quotidiano e la divagazione del sogno, con tutta la “ricchezza” delle cose semplici che non hanno bisogno di troppi orpelli per farsi notare, con una nota di malinconia “bucolica” a condire il tutto.